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lunedì, novembre 23, 2009 | Author: Hugo Rep
In queste pagine si fa riferimento alla versione di seconda generazione di Grub (Grub2) utilizzato in Ubuntu a partire dalla versione 9.10.

Grub 2 (GRand Unified Bootloader, versione 2) è la seconda versione di GNU Grub, l’applicazione responsabile del caricamento e del trasferimento del controllo al kernel del sistema operativo durante la fase iniziale di boot; è compatibile con lo standard POSIX (GNU/Linux, *BSD, Mac OS, etc…) ed è anche in grado di connettersi a sistemi incompatibili con lo stesso standard.

Grub 2 è una completa riscrittura dell’interfaccia di Grub. Basato sul progetto di ricerca PUPA, Grub 2 è più modulare e portabile del suo predecessore. Alcuni miglioramenti includono:

* un’interfaccia grafica, con predisposizione all’utilizzo di temi;
* caricamento modulare;
* compatibilità multi-piattaforma;
* supporto all’utilizzo di script;
* revisione dei nomi delle partizioni.

Lettura Consigliata: Abbellire il Grub in Linux

Installazione e aggiornamento

Per scoprire come installare o aggiornare a Grub 2, consultare la relativa guida.

File e cartelle

Per una panoramica sui i file e cartelle di Grub 2 leggere la relativa guida.

Aggiungere e togliere voci

Per una guida alla modifica del menu di Grub 2 consultare la seguente pagina.

Temi

Per scoprire come installare nuovi temi in Grub 2 consultare la relativa guida.

Ripristino

Per una procedura di ripristino di Grub 2, consultare la relativa guida.

Comandi

Poiché Grub 2 è stato completamente riscritto, alcuni dei comandi presenti nella vecchia versione di Grub non sono più disponibili. Per maggiori informazioni sui comando di Grub 2, consultare:

Problemi noti

Per una panoramica sui problemi noti che affliggono Grub 2, consultare la relativa guida.

Ulteriori risorse
fonte: Ubuntu Wiki
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domenica, novembre 22, 2009 | Author: Hugo Rep
A Google, si sa, sta particolarmente a cuore la velocità di esecuzione di appliance e programmi: e per tale motivo la società non lesina sulla distribuzione di strumenti di sviluppo ad alto tasso di ottimizzazione. Dalla realizzazione di tool specifici a un vero e proprio linguaggio di programmazione il passo può essere breve, e infatti Go sta lì a dimostrare gli sforzi compiuti da Google durante gli ultimi due anni nel tentativo di rendere più facile la vita agli sviluppatori.

"Go prova a combinare la velocità di sviluppo nel lavorare con un linguaggio dinamico come Python con le performance e la sicurezza di un linguaggio compilato come C o C++" spiega Google presentando la sua nuova creatura, con l'obiettivo ultimo di ottenere un codice compilato con le stesse prestazioni possibili con C contemporaneamente a una predisposizione naturale a girare al meglio su sistemi a più core.

I campi di applicazioni più indicati per il nuovo linguaggio sono quelli dei software di sistema inclusi web server, sistemi di storage e database, anche se Google non chiude le porte a ulteriori ambiti di utilizzo. "Abbiamo sviluppato Go perché eravamo un po' frustrati da quanto lo sviluppo software fosse divenuto complicato negli ultimi 10 anni" dice Rob Pike, l'ingegnere software di Mountain View.

La domanda che molti si pongono è: perchè un altro linguaggio? La risposta è riportata in una delle FAQ, in breve: nessun linguaggio di programmazione è emerso nell'ultimo decennio, ma questo non rispecchia il mondo informatico che al contrario, sia a livello hardware (computer sempre più veloci, multicore) sia a livello di linguaggi diffusi (la tendenza generica per quanto riguarda il sistema dei tipi si è spostata sulla tipizzazione dinamica dei vari Python o Javascript piuttosto che sui vari C++ e Java), mancanza o carenza per quanto riguarda garbage collection e concorrenza. Il linguaggio è usato anche all'interno di Google stessa ma con cautela per la sua ancora breve vita, o come scrivono sempre nel sito ufficiale, è un «esperimento.

Speriamo che utenti avventurosi lo proveranno e valuteranno se è un buon prodotto per loro.». Recentemente Rob Pike, sviluppatore di Go, ha sottolineato appunto una caratteristica appetibile del suo linguaggio, ovvero l'abilità di «gestire processori multicore, fornendo un supporto fondamentale per la comunicazione ed esecuzione concorrente.».

E in seguito spiega perchè Google non si è impegnata a scrivere librerie per (ad esempio) C++ ma ha creato un nuovo linguaggio di programmazione (non ripeto, quasi tutti sono concetti espressi in precedenza).

Al momento disponibile solo su Linux e Mac OS X, Go rimane un progetto che prenderà il 20% del tempo lavorativo, come di consueto per gli esperimenti, in attesa di vedere se si evolverà in qualcosa di importante.


EDIT: Google sta affrontando qualche problema per il nome scelto, in quanto esiste (con primi documenti risalenti al 2003) un linguaggio di programmazione chiamato Go! creato da McCabe e Keith Clark, il primo dei quali ha pubblicamente espresso il proprio disappunto.

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giovedì, novembre 19, 2009 | Author: Hugo Rep
Il Tango Desktop Project ha come scopo la creazione di un'interfaccia utente consistente in interfacce grafiche per applicazioni free e open source su differenti desktop environments. L'obiettivo principale del progetto è permettere agli sviluppatori di integrare facilmente i loro software (in termini di estetica) con il desktop.

Le incongruenze visive che derivano dai differenti desktop environment (GNOME, KDE, Xfce...) e le distribuzioni personalizzate rendono la cosa difficile alle applicazioni di terze parti per Linux. Un comune malinteso è che il progetto miri a fornire un'icona a tema che funzioni per tutte i principali ambienti desktop.

Lo stile non ha il fine di essere visivamente unico per auto distinguersi. Lo scopo secondario del progetto è la creazione di uno stile che renda un appropriato look alle applicazioni in esecuzione su sistemi operativi più comuni.


A parte le linee guida visive, il progetto mira a fornire una serie di metafore (di simboli) comuni per le icone. Tango segue gli Standard Specifici per i Temi delle Icone e gli Standard Specifici per i Nomi delle Icone di Freedesktop.org, che definisce i nomi per le icone più comuni e i simboli da utilizzare.

Diversi programmi liberi, come ad esempio GIMP, Scribus, Open Office, Pidgin e GNOME hanno iniziato a seguire le linee guida di Tango per le loro icone.

È anche possibile per le applicazioni proprietarie e a codice chiuso usare le icone del Tango Desktop Project, a condizione di seguire le direttive della licenza. Alcuni esempi da evidenziare dalla Tango Showroom includono VMware Workstation 6 e Medsphere OpenVista CIS.


Tavolozza di colori tango! per Gruppo di Colori e Luminosità

Butter fce94f edd400 c4a000
Orange fcaf3e f57900 ce5c00
Chocolate e9b96e c17d11 8f5902
Chameleon 8ae234 73d216 4e9a06
Sky Blue 729fcf 3465a4 204a87
Plum ad7fa8 75507b 5c3566
Scarlet Red ef2929 cc0000 a40000
Aluminium eeeeec d3d7cf babdb6
888a85 555753 2e3436



Screenshots


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sabato, novembre 07, 2009 | Author: Hugo Rep
Ubuntu One è un'applicazione di archiviazione proprietaria nonché un servizio di Canonical Ltd ancora in fase di sviluppo disponibile solo in beta, in lingua inglese e su invito, tramite sottoscrizione a Launchpad (applicazione web di Ubuntu per gli sviluppatori).

Dopo l'iscrizione si verrà messi in lista d'attesa per ricevere l'invito a fruire del servizio.

Il servizio abilita gli utenti ad archiviare e sincronizzare file in rete tra computer con esclusivamente sistemi operativi Ubuntu 9.04. Il servizio offre gratuitamente uno spazio di 2GB che può essere aumentato a 50Gb tramite un pagamento mensile di 10$.

Il servizio offerto da Ubuntu One è simile a società come Dropbox, Box.net, Mozy, Wuala e Humyo.

L'ultima versione beta è stata rilasciata nel mese di maggio scorso.

Links:


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mercoledì, novembre 04, 2009 | Author: Hugo Rep
VMware Workstation è una serie di software sviluppati dalla VMware Inc. che consentono di eseguire più sistemi operativi in un ambiente virtuale.

Il primo vantaggio che si può vedere e capire logicamente è la possibilità di poter implementare su una piattaforma con sistema operativo Windows o Linux e con relativo hardware, un numero n di altre macchine virtuali con sistema operativo diverso.

I software di questo genere vengono definiti virtual machine, macchine virtuali, termine che sta ad indicare la creazione di uno o più ambienti virtuali in un unico computer, fornisce una completa emulazione dell'hardware senza intaccare le risorse della macchina nativa ed emulando sistemi operativi tra loro differenti.

Si può pensare che le prestazioni del sistema operativo emulato possano esser minori rispetto a quelle che ha il sistema operativo se fosse eseguito "realmente" ma in realtà le prestazioni sono comparabili perché il sistema è pensato per essere eseguito su macchine multiprocessore: ogni virtual machine lavora con un core, o lo gestisce in real-time in base a criteri di condivisione e si possono quindi ottenere prestazioni elevate (da sistema nativo).

VMware riesce ad emulare architetture x86 (con processore Intel Pentium1-4 oppure AMD Athlon) e x86-64 (AMD Athlon 64/ Intel Xeon) ed emula anche processori dual-core.

VMware è disponibile per Microsoft Windows, GNU/Linux e Mac OS X. Fornisce la possibilità, durante la configurazione, di scegliere se creare una sottorete Host-only e una sottorete NAT.

VMware ha annunciato la disponibilità del nuovo VMware vCenter CapacityIQ. VMware CapacityIQ fornisce una gamma completa di funzionalità per la gestione, l'ottimizzazione e il bilanciamento delle risorse negli ambienti virtualizzati.

Questa nuova soluzione offre una visibilità senza precedenti sulle capacità già utilizzate dell'infrastruttura e su quelle potenziali, consentendo di monitorare le potenzialità dei data center a diversi livelli, analizzare l'impatto dei possibili cambiamenti e prevedere le esigenze future sulla base di modelli di consumo predefiniti.

VMware CapacityIQ permette così di eliminare gli sprechi, ridurre i costi operativi e minimizzare il rischio di interruzioni di servizio, errori e malfunzionamenti. "Negli ambienti virtualizzati le aziende possono ottimizzare le prestazioni e incrementare il ritorno sugli investimenti grazie a un’allocazione ottimale delle risorse”, ha spiegato Dario Regazzoni, Senior System engineer manager di VMware.

“VMware vCenter CapacityIQ è la prima soluzione che consente l’analisi completa degli ambienti virtualizzati, l’identificazione delle situazioni potenzialmente critiche e degli sprechi di risorse e la programmazione delle necessità attuali e future in termini di capacità richieste; tutte funzionalità di valore che consentono alle aziende di soddisfare le richieste di business”. Per ulteriori informazioni http://www.vmware.com/products/vcenter-capacityiq/.


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domenica, novembre 01, 2009 | Author: Hugo Rep
F-Spot è un gestore di fotografia, uno di quei programmi che serve a tenere ordinate le foto…e se siete persone che fanno tante foto questo è il programma giusto per voi.

Aggiornamenti:

Ultima versione stabile rilasciata: 0.7.3 (09/09/2010)


Download.

Ma F-Spot è anche un software in grado di gestire in Linux ed in Ubuntu, cataloghi di fotografie digitali. Chi fa largo uso di macchine fotografiche sa che, se non si utilizzano dei criteri per tenere in ordine il proprio materiale, si rischia di non trovare più una foto o di perdere un'infinita di tempo nel cercarla.

Certo è possibile catalogare utilizzando delle directory (cartelle), ma usando F-spot potrete contare su uno strumento che vi faciliterà enormemente in questo compito. Esso supporta la copia diretta dalle più diffuse macchine fotografiche, sia quelle che consentono di accedere alla memoria, come se fosse un hard disk USB, sia quelle che utilizzano il protocollo Ptp e gli iPod. Per questo sono supportati anche le pen drive e i dischi esterni Usb.

Oltre a questo, F-spot, supporta praticamente tutti i formati di immagine attualmente in uso, ben sedici, tra cui ovviamente Jpeg, Tiff, Png, Gif, ma anche Raw ad esempio. Le foto possono essere catalogate inserendole in dei gruppi (etichette) e con delle descrizioni, in modo da rendere agevole una successiva ricerca.

Un'altra caratteristica molto interessante sono gli strumenti di ritocco messi a disposizione: tra questi quelli per il cambio di contrasto, luminosità, saturazione, e così via, molto utili per eliminare effetti non voluti come occhi rossi ad esempio oppure più semplicemente quelli per ritagliare o ruotare le immagini. Altre opzioni, come ad esempio la possibilità di creare dei Photo Cd oppure di interfacciarsi con siti dedicati come Flickr per l'inserimento di nuove immagini, lo rendono, assieme all'estrema facilità di utilizzo, uno strumento certamente da provare per gli amanti del genere. Si ha, pure, la possibilità di ridimensionamento nell'invio via posta elettronica.

Un tutorial abbastanza completo lo trovate qui.

Nell'immagine sotto si può notare come si presenta F-Spot all'avvio:

Se spuntate la voce “Copia i file nella cartella delle foto”, F-spot copierà tutte le vostre foto in una nuova cartella ordinandole per anno e mese. Questa è una buona cosa se le vostre foto sono in completo disordine, ma non piace a chi ha già ordinato le foto, ad esempio per luogo di villeggiatura. Con l’opzione “includi sottocartelle” F-Spot prenderà anche le foto presenti nelle sottocartelle.

Sulla sinistra sono presenti le “etichette”, alcune predefinite come:

* Luoghi
* Persone
* Eventi

Noi possiamo creare delle sottoetichette, ed assegnare ad ogni foto una o più etichette. Basta selezionare un gruppo di foto, fare tasto dx e cliccare “attacca etichetta”. Questo aiuta a tenere orditate le foto.

In alto è presente una linea cronologica che indica gli anni e i mesi in cui sono state fatte le foto, con degli istogrammi che indicano la quantità di foto fatte in quel mese.

Le voci del menu sono molto chiare, in particolare volevo segnalare la voce Trova -> Foto senza Etichetta che vi segnala tutte le foto che ancora dovete etichettare.

Nelle preferenze, una delle voci da abilitare è:


“Scrivi metadati su file”, questo permette di imprimere l’etichetta sulla foto, in modo che se si passano le foto su un altro Pc queste saranno già etichettate, e non si dovrà rifare il lavoro.

Screenshots




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