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lunedì 23 marzo 2009

Come faccio a cambiare le password di accesso al sistema?

Le nuove distribuzioni GNU/Linux includono di default strumenti grafici per la gestione degli utenti e delle relative password.

gnu-linux.png

Ma il modo più semplice per modificarle resta sempre il tool a riga di comando password.

Ovviamente, ogni utente può cambiare la propria password, mentre solo root è in grado di modificare oltre alla propria quelle di tutti gli altri.

In particolare, per cambiare la propria parola chiave come utente comune, basta aprire una shell ed eseguire il comando passwd, dopodiché è necessario inserire la vecchia password e poi per due volte quella nuova.

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Per modificare la password di amministratore, invece, bisogna aprire la shell, loggarsi come root (su o sudo -s) ed eseguire il comando passwd. Anche in questo caso è necessario indicare prima la password attualmente in uso e subito dopo quella nuova per due volte. Infine, per modificare, da root la password di un qualsiasi utente, bisogna eseguire sempre passwd ma questa volta seguito dal nome utente: ad esempio, passwd giovanni.

Cosa sono e come si creano i collegamenti simbolici?
Un collegamento simbolico, detto anche symbolic link, spesso abbreviato in symlink, può essere paragonato alla copia di un file (può trattarsi anche di una directory o di un altro collegamento simbolico) in una diversa posizione, con la differenza che invece di copiarne il contenuto si crea un “semplice” riferimento ad esso che si comporta allo stesso modo di quello originale.

Il comando utilizzato per creare collegamenti simbolici è ln. Ad esempio, supponiamo di avere un file di nome test. Eseguendo il comando ln-s test testlink, creiamo il collegamento simbolico testlink che fa riferimento al file test. D'ora in poi è possibile fare riferimento al file test riferendoci a testlink.

In questo caso, abbiamo supposto che entrambi i file, sia l'originale sia il link simbolico, fossero presenti nella stessa directory, ma è possibile eseguire la stessa operazione anche con riferimento a cartelle differenti, bisogna solo ricordare di specificare i percorsi completi quando si esegue il comando ln.

Ad esempio, per creare nella nostra home il collegamento simbolico testlink che fa riferimento a test presente in /usr/local, il comando diventa: ln -s /usr/local/test /home/nome_utente/testlink.

È facile verificare se un file è un collegamento simbolico o meno, indipendentemente dal fatto che spesso la console li visualizza con colori differenti: basta utilizzare il comando ls -l all'interno di una directory che ne contiene qualcuno. Infatti, questi ultimi si distinguono per una lettera “l” posta all'inizio della relativa riga (per i file è presente un trattino “-”, mentre per le directory una “d”).

Inoltre, alla fine della stessa riga è presente il nome del collegamento e il file a cui fa riferimento rappresentati nel modo seguente (sempre in riferimento all'esempio precedente): testlink -> test nel primo caso, testlink /usr/local/test nel secondo.

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Non riesco ad eseguire applicazioni grafiche da root. Perché?
Anche se si tratta di una forma di controllo non più utilizzata dalla maggior parte delle distribuzioni GNU/Linux, può ancora succedere che mentre si utilizza il PC come utente comune non risulti possibile avviare applicazioni grafiche da root. Questo comportamento è dovuto al fatto che sui sistemi GNU/Linux, per motivi di sicurezza, è possibile abilitare o disabilitare l'accesso al server X (l'ambiente grafico), da parte di determinati utenti o, addirittura, macchine (host) connesse in rete. È possibile, però, gestire tali permessi utilizzando il programma xhost. Ad esempio, eseguendo xhost +, tutte gli utenti e tutte le macchine sono abilitati ad accedere al server X, quindi ad avviare applicazioni grafiche. Al contrario, xhost – disabilita tali permessi. Inoltre, è possibile specificare singolarmente gli utenti e gli host abilitati o meno eseguendo rispettivamente xhost + nome e xhost – nome, dove nome può essere un nome utente o quello di una macchina (hostname).

Come si attiva la richiesta di conferma prima di cancellare o sovrascrivere un file dalla shell?
Così come accade per i file manager grafici, anche la shell offre un sistema di controllo che consente di visualizzare un avviso per chiedere conferma prima di cancellare o sovrascrivere effettivamente un file o una directory. I comandi per eseguire questo genere di operazioni sono rm (rimozione), cp (copia) e mv (spostamento). In genere, eseguendo questi comandi su un file o su una cartella, questi vengono immediatamente cancellati o copiati nella nuova posizione, purtroppo senza prima chiedere conferma. Così facendo, però, spesso si eliminano o si sovrascrivono, senza volerlo, file o directory importanti. Per fortuna la soluzione c'è ed è possibile applicarla utilizzando due tecniche differenti. La prima consiste nel passare l'opzione -i sulla riga di comando: ad esempio, supponendo di voler cancellare il file test.txt presente nella directory corrente, il comando diventa rm -i test.txt. La stessa cosa accade con mv e cp, basta semplicemente utilizzare l'opzione -i. In alternativa, per evitare di dover scriverla ogni volta, è possibile creare un alias per ognuno dei tre comandi nel modo seguente:

alias cp="cp -i"
alias mv="mv -i"
alias rm="rm -i"

Per fare in modo che la modifica sia disponibile per tutti gli utenti (globale), bisogna aggiungere le tre righe precedenti alla fine del file /etc/profile, mentre aggiungendole nel file .bash_profile la nuova configurazione riguarderà solo il nostro utente (si tratta di un file nascosto, notate il punto prima del nome, presente nella directory home di ogni utente).

È possibile ottene l'IP dal nome di dominio e viceversa?
Supponiamo, ad esempio, di voler conoscere l'indirizzo IP associato al nome di dominio www.prova.it. Per ottenere questa informazione è sufficiente eseguire il comando nslookup www.prova.it. Lo stesso risultato si ottiene con host www.prova.it. Al contrario, è possibile risalire al nome di dominio conoscendo l'indirizzo IP sostituendo, sempre negli stessi comandi, l'IP al nome dominio, ad esempio: nslookup 159.82.122.9 oppure host 159.82.122.9.

nokia300x250.gifCome faccio a cancellare il boot loader da GNU/Linux?
Per prima cosa, diciamo subito che la procedura è identica sia per Grub che per LiLo e si limita ad singolo comando da eseguire da root: dd if=/dev/null of=/dev/hda bs=512 count=1. L'unico inconveniente è che in questo modo si cancella anche la tabella delle partizioni. Se è nostra intenzione evitare che ciò accada, è sufficiente modificare il comando precedente nel modo seguente: dd if=/dev/null of=/dev/hda bs=446 count=1. Nel caso di dischi SCSI o SATA bisogna sostituire /dev/hda con /dev/sda.

Posso copiare il contenuto di un hard disk in un altro?
Innanzitutto, è indispensabile che i due hard disk abbiano le stesse dimensioni, inoltre, è importante precisare che il risultato non è esente da errori. Per il resto è sufficiente il comando seguente: dd if=/dev/sda of=/dev/sdb, dove /dev/sda è il disco sorgente e /dev/sdb quello di destinazione, cioè dove verranno copiati i dati contenuti nel primo. Al termine dell'operazione verranno copiate anche la tabella delle partizioni e il boot loader contenuto nel settore di avvio (MBR) dell'hard disk sorgente. Insomma, se il comando termina senza errori otterremo una copia perfetta del primo disco sul secondo.

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